Regione Mesolcina e Calanca

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Scheda economica

Come sottolineano anche gli economisti che si occupano del Moesano, le condizioni per l’insediamento di industrie e attività artigianali sono alquanto favorevoli, specialmente nella Bassa Mesolcina. Buone condizioni topografiche, bassi costi per l’acquisto dei terreni, zone industriali disponibili, vicinanza diretta con l’agglomerato di Bellinzona, relativa vicinanza con il polo industriale della Lombardia e, in modo particolare, l’eccezionale posizione sulla A13 a pochi minuti dalla A2 e dall’asse ferroviario del Gottardo, futuro tracciato dalla Nuova Trasversale Ferroviaria Alpino (NTFA).

Tuttavia, come è stato dimostrato dall’esempio della Valmoesa-von Roll, la creazione ed il mantenimento di posti di lavoro industriali risulta essere difficile.
L’area di San Vittore, predestinata ad accogliere l’insediamento di complessi industriali, non si è ancora ripresa dalla chiusura degli stabilimenti della Valmoesa i quali, negli anni sessanta, occupavano fino a 200 operai. Malgrado le potenzionalità elencate, malgrado le pressioni imposte dai contratti di concessione, nessuna industria dominante, che sia in grado di assicurare ampie garanzie occupazionali, è subentrata, per il momento, alla Valmoesa. Anche i comuni stessi, per il momento, non hanno avuto la possibilità di sfruttare adeguatamente il loro terreno industriale. Comunque, ancora per il 2000, è previsto l’insediamento di una nuova azienda con una decina di posti di lavoro.
Negli anni settanta alcuni industriali stranieri hanno aperto in Mesolcina degli stabilimenti che, inizialmente, si svilupparono molto bene, come dimostrano gli esempi della fabbrica di caschi KIWI di Grono e la fabbrica di valvole industriali Valvotecnic a Lostallo. Dopo vent’anni il cambiamento di proprietà ha tuttavia comportato la chiusura di due aziende.
Perfino l’esempio svizzero della Valmoesa-von Roll dimostra che le decisioni circa l’insediamento, la rimanenza il luogo, il trasloco o addirittura la chiusura di un complesso industriale avvengono soprattutto a seguito di ragionamenti decontestualizzati dalla regione e indipendentemente dalla presenza di condizioni quadro favorevoli.
Per questi motivi, le imprese locali che negli ultimi decenni si sono stabilite nella Bassa Mesolcina, operanti specialmente nel settore metallurgico assumono grande valore. Queste industrie, con le cave di granito in Valle Calanca e con le imprese operanti nel settore dei servizi, costituiscono le vera e propria spina dorsale dell’economia regionale.


L’area economica di Bellinzona

Pur disponendo il Moesano di alcune risorse e di aziende concorrenziali nel settore dei servizi e dell’industria che possono soddisfare la domanda interna della regione, la Mesolcina e la Calanca fanno capo, in definitiva, all’area economica di Bellinzona, e ciò nonostante vi sia un confine cantonale frammezzo.
Chi abita nel Moesano trova nell’agglomerato di Bellinzona e nel resto del Ticino non soltanto i beni di consumo quotidiani e i servizi in alternativa o a complemento dell’offerta interna, ma qui trova spesso anche il proprio posto di lavoro.
Sono ormai lontani i tempi in cui la Calanca e la Mesolcina appartenevano alle tipiche aree di emigranze. Da alcuni decenni, infatti, la popolazione attiva del Moesano trova lavoro nella sua regione di residenza, oppure in Ticino, dunque, si potrebbe dire, sulla porta di casa. Tuttavia, se oggi ancora qualcuno “emigra”, ciò è dovuto più a una decisione personale che non ad una necessità economica.
Effettivamente più del 30 % degli occupati del Moesano trova lavoro in Ticino, specialmente nel settore dei servizi, trasformandosi così in pendolari. Sono degli impieghi tradizionalmente prediletti quelli presso le imprese parastatali come le SWISSCOM, LA POSTA e le FFS, in particolare presso le Officine di queste ultime a Bellinzona. Diversi abitanti del Moesano trovano impiego però nell’amministrazione cantonale ticinese. A questo proposito il Cantone Ticino non frappone grandi differenze tra Ticinesi e Moesani.
Il pendolarismo verso il Moesano è tuttavia un’eccezione; San Vittore, Grono e Arvigo comunque registrano un saldo positivo di pendolari. Non c’è quindi da meravigliarsi se la crisi economica e la forte disoccupazione che hanno colpito il Ticino abbiano avuto delle ripercussioni sensibili anche nel Moesano. Il tasso di disoccupazione è stato, di conseguenza, analoga quello del Ticino per molto tempo, regolarmente sopra il 5 % con punte fino all’8%.
Cosi, anche nella regione, i più colpiti sono stati i giovani e le donne. Il punto più critico si è registrato nell’Alta Mesolcina, a Mesocco, con una quota di disoccupazione che, all’inizio del 1998, ha raggiunto il 10%. In questo caso, però, più che di influssi della situazione ticinese, dobbiamo parlare di difficoltà strutturali interne.
Siccome non si poteva rimanere inattivi di fronte all’aumento della disoccupazione, la regione ha reagito già nel 1993 istituendo un ufficio di collocamento, in accordo con l’ufficio cantonale del lavoro, quindi molto tempo prima che la Confederazione e che il Cantone intervenissero con misure appropriate. Gli stessi collocatori hanno potuto verificare la dipendenza economica dal Ticino. Malgrado le difficili contingenze, l’esperienza con gli uffici di collocamento è da considerare positiva.
Utopicamente si potrebbe sostenere che il Moesano possa cambiare radicalmente le sue condizioni economiche. Bisogna tuttavia impegnarsi al fine di migliorare certe premesse di base.
Indichiamo ad esempio lo svincolo autopostale di San Vittore, una maggiore collaborazione con il Cantone del Ticino e l’aggiornamento professionale, il che garantirebbe una manodopera più qualificata.
Oltre a tutto questo è da sperare che l’evoluzione in Ticino possa permettere di mantenere il fragile equilibrio che si è instaurato tra autarchia e dipendenza dall’esterno. Saranno comunque determinanti, a questo proposito, i contributi che potranno offrire le forze indigene.